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Cambiata per sempre

Sofia mia


Il 5 dicembre 2011, mia figlia cade da una scaletta di un paio di gradini, eravamo nel laboratorio della pasticceria, batte la testa per terra, un tonfo sordo.

Le davo le spalle, girata dalla parte opposta, glassavo piccoli bignè al cioccolato. Dal rumore ho capito che non sarebbe stato un semplice bernoccolo.

Dei minuti successivi, ho ricordi confusi. Me l’hanno presa dalle mani, vedo il braccio ciondolante nel piumino rosa, allontanarsi.

Per mesi, gli abitanti di corso Marconi, mi hanno detto che urlavo da morire, urla terribili, urla disumane.

Io non sentivo niente, solo il battito del mio cuore nelle orecchie.

Fiammetta mi porta in ospedale. Poi la corsa verso il Gianicolo. C’è un tratto sull’Aurelia vecchia in cui ci sono delle altissime canne ai lati della strada, proprio in quel punto mio padre mi dice:”se le è successo qualcosa mi sparo”.

Poco dopo ho fatto pipì in un pannolino da bambina. Qualche ora più tardi mi rendo conto che è dicembre, che sto su una panchina del cortile di un ospedale, che sono ancora vestita da pasticcera e Alessio mi ha portato il cappotto sbagliato.

Sofia si è ripresa. Non ha riportato nessun problema. Per quattro mesi dormirà tra me e Alessio, non lo aveva mai fatto, non lo farà mai più. Le dava fastidio la penombra, le ricordava questa notte nella breve osservazione del pronto soccorso.

Quel corpo è ancora vicino a me,

eppure ora vive già una vita così lontana, lo guardo e non mi riesce più di pensarlo piccolo e indifeso con i codini e gli elettrodi sul torace nudo, avvolta da un telo verde.

Quel corpo nove anni fa, cercava solo me, ed io non sapevo che fare.

Essere genitori ti cambia e cambia ogni momento.


Quei pochi istanti in cui l’ho tenuta esanime tra le braccia mi hanno cambiata per sempre, in un modo che non volevo.



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